Con T.E.L., progetto speciale dei Fanny & Alexander, il Festival 2011 si chiude davvero.
Un attore a Torino e uno a Napoli, contemporaneamente, davanti a un pubblico diverso, sono in collegamento satellitare impegnati in un esperimento di comunicazione utopica.
Cinquanta minuti di prestazione fisica e tensione emotiva raccontano l’avventura di Lawrence d’Arabia, capo della rivolta araba nei primi del Novecento. Buio. Applausi.
Ma lo spettacolo ha ancora un’appendice.
Sul palco compare infatti una bambina che raggiunge il palco. È l’ultima immagine del Festival 2011: una bambina, vestita da dama ottocentesca, intenta a muovere dei giochini sul tavolo, assorta e concentrata nel proprio compito / gioco.
Un momento che rimane impresso nella mente, immediata metafora di certe missioni che finiscono per rivelarsi insignificanti passatempi.
Con T.E.L. siamo giunti all’ultima pagina del programma.
Sembra ormai lontano il 3 giugno quando, a un’ora dal debutto di Othello c’est qui, Franck Edmond Yao era andato in cerca di una pizza sotto la pioggia.
O quando Alexandra Sarantopoulou dei Motus raccontava i suoi progressi con lo studio dell’italiano “Lo sto imparando leggendo Pinocchio di Collodi, però imparo delle parole antiche, che non usano più. L’altro giorno ho detto – c’erano solo i quattro gatti- e Daniela si è messa a ridere”.
Come scordare il capitone delle Fibre Parallele, le stravaganze di Pippo Delbono, la magica casa girevole dell’Entetement, le noccioline dei Menoventi, la sobrietà di Bruno Meyssat.
Abbiamo assistito a scene curiose: Le performer di Muta Imago, sporche di calce, aggirarsi per il cortile della Cavallerizza, intente nella costruzione del mitico muro. La prima volta che le vide, un po’ per scherzo, Ariotti chiese chi fossero quelle fanciulle completamente imbrattate di cemento. Oppure Guillaume Vincent, regista di Le bouc, gironzolare in pieno giorno con una pila da fronte accesa.Abbiamo brindato con tutte le compagnie con la formula del “fiore”. Abbiamo ascoltato molte storie, Annapalola Bardeloni, per esempio, quando raccontava delle sue tournées in Sud America e in Giappone, e anche ricordi più lontani, come quelli di Giovanni Moretti “In prima elementare la maestra mostrava l’abbecedario, e alla lettera M di mela corrispondeva il vocabolo “pum””.
Ma di fatto l’edizione n. 16 si è conclusa.
C’è chi è già volato a New York per assistere ad una lunga serie di musical, chi ha ritrovato il tempo per occuparsi del nuovo gatto, e chi ha ripreso il consueto lavoro in ufficio per chiudere gli ultimi aspetti burocratici.
E poi ci sono Isabella e Sergio, che a dodici mesi dalla prossima edizione, facendosi fresco con il ventaglio del Festival, si esprimono su date e possibili spettacoli per l’edizione 2012.
Ma queste, per ora, rimangono informazioni top secret.
A bientôt.
Gessica Franco Carlevero